Come scegliere la tua nuova auto elettrica?

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A partire dal 2025 ed entro il 2030, le case automobilistiche produrranno soltanto auto con motori elettrici.
Le dichiarazioni ufficiali arrivano dalle più famose aziende produttrici, cui si affiancano anche i produttori di city car che, nei fatti, stanno lavorando da tempo sullo stesso fronte, presentando al mercato modelli sempre più innovativi ed efficienti.

Auto di lusso
Ora scegliere la propria auto elettrica non sarà facile, vista la gamma estremamente variegata offerta. E se fino a poco tempo fa Tesla poteva decidere il bello e il cattivo tempo nel segmento delle auto elettriche di lusso, l’arrivo di Mercedes, Audi e Porsche potrebbe iniziare a creare vera competizione e portare ad un abbassamento dei prezzi e ad un miglioramento della qualità.
Se la scelta poi si basa, ad esempio, sull’autonomia delle batterie, allora la scena è riservata a Mercedes EQS, un’auto da record con un’autonomia di 770 km, oltre ad una dotazione hi-tech e alla tradizionale eleganza che contraddistingue il marchio da sempre. Poco sotto si piazzano alcuni tra i modelli Tesla e ad un’autonomia di 610 km arriva invece la Ford Mustang Mach-E, dal nome fortemente evocativo di ben altri miti del passato.
A seguire troviamo le Volkswagen ID.3 e ID.4 con autonomie rispettive di 541 e 520 km e i modelli Skoda, Kia, Nissan, Hyundai, passando così dalle classiche e supersportive al segmento dei Suv.

City car
Non tutti potranno orientare la propria scelta tra le regine del mercato e dovranno guardare al segmento, altrettanto innovativo e interessante, delle city car.
Prendiamo ad esempio Fiat 500 elettrica EV, spinta da un motore da 118 CV (87 kW) alimentato da un pacco di batterie al litio da 42 kWh. L’autonomia dichiarata è di 320 km e raggiunge una velocità massima di 150 km/h, accelerando da 0 a 100 km/h in 9 secondi. Per ricaricare la batteria vi sono diverse possibilità a seconda dell’uso di corrente monofase o trifase. La 500e carica più velocemente anche in corrente continua DC sulle colonnine Fast Charge ed arriva fino ad un massimo di 85 kW. In questo modo si recuperano 50 km di autonomia in appena 5 minuti e l’80% in 35 minuti, utilizzando la ricarica rapida attraverso la presa CCS Combo 2.

Come scegliere?
Il mercato è già attivo e l’offerta molto diversificata: sul web, diversi siti presentano modelli e caratteristiche e forniscono informazioni tecniche e prezzi di listino. Per una prima conoscenza del mercato, sono decisamente utili.
E dopo? Cominciate a pensare alla vostra nuova auto elettrica, abituatevi all’idea, acquisite una mentalità focalizzata sulla tutela dell’ambiente. E poi scegliete. L’elettrico futuro è già qui!


La rete delle stazioni di ricarica elettrica in Italia

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A che punto è la diffusione delle stazioni di ricarica elettrica?
Come sono dislocate rispetto alla pianificazione di un lungo viaggio?
Quale tipo di ricarica offrono? Sono realmente attive?

Sono le domande alla base della cosiddetta “range anxiety”, ovvero l’ansia da autonomia che rischia di scoraggiare la diffusione delle auto elettriche o di relegarla al solo contesto urbano. I dati riportati da Motus-E, Associazione di filiera nata con l’obiettivo di accelerare la transizione verso la mobilità elettrica, fotografano la situazione a dicembre 2020: 19.324 punti di ricarica sparsi per il nostro paese, dislocati in 9.709 stazioni accessibili al pubblico, con una crescita del 39% su base annua.
Di questi, il 21% risulta non attivo per mancato allacciamento alla rete elettrica o in attesa di autorizzazione. Sempre secondo i dati dell’Associazione, il 96% delle stazioni è a potenza standard ed il rimanente 4% si divide tra colonnine veloci e ultra-fast.

Non manca, come sempre sul fronte dello sviluppo infrastrutturale ed economico, un forte divario tra nord e sud del paese, con il settentrione che concentra il 57% delle stazioni esistenti e con il predominio assoluto della Lombardia in quanto a punti di ricarica attivi. Certamente, lo sviluppo della mobilità elettrica in generale non può non passare per uno sviluppo capillare della rete di ricarica, soprattutto di quella pubblica, così come sarebbe auspicabile intervenire per agevolare l’installazione di infrastrutture di ricarica private.

Anche qui, Motus-E individua quelle che considera le azioni necessarie per dare un impulso sostanziale alla situazione:

  • semplificare l’iter burocratico per l’installazione delle colonnine
  • velocizzare i tempi di allaccio da parte dei distributori dell’energia
  • attivare un Fondo per lo sviluppo di una rete nazionale di infrastrutture di ricarica ad accesso pubblico
  • investire nel settore automotive per la riconversione dei lavori coinvolti nella trasformazione di veicoli e infrastrutture elettriche (componentistica elettrica ed elettronica, digitalizzazione di mezzi e C-ITS, piattaforme SW per nuovi servizi).


Autobus elettrici: tutti e subito?

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In realtà la proposta è facile a dirsi ma non a realizzarsi.
Sicuramente tra gli obiettivi dell’Italia in vista di Agenda 2030, vi è l’aumento della mobilità sostenibile che deve necessariamente passare attraverso un aggiornamento del parco veicolare della Pubblica Amministrazione. La P.A. dispone di circa 50.000 autobus, in buona parte obsoleti ed inquinanti, che potrebbero essere sostituiti da flotte elettrificate, svecchiando e decarbonizzando il trasporto pubblico.
Al tempo stesso, si andrebbe incontro al SDG7 che punta all’aumento della quota di energie rinnovabili in uso e al SDG11 per la realizzazione di città e comunità sostenibili, il cui sotto-obiettivo 11.2 prescrive proprio l’accesso a “sistemi di trasporto sicuri, sostenibili, e convenienti per tutti,… in particolare ampliando i mezzi pubblici…”.

I vantaggi
Poter disporre di una rete di trasporto pubblico al 100% elettrica porterebbe vantaggi enormi per l’ambiente e per le casse degli enti:

  • Riduzione delle emissioni di CO2
  • Riduzione dell’inquinamento acustico
  • Riduzione delle vibrazioni e quindi maggiore comfort per i passeggeri durante il viaggio
  • Disponibilità di mezzi nuovi, più sicuri, affidabili ed efficienti
  • Abbassamento dei costi operativi rispetto ai diesel
  • Diminuzione del costo di ricarica rispetto a quello dei carburanti tradizionali

Senza contare poi le ricadute occupazionali che potrebbero riguardare l’intera filiera attivabile a livello locale per la manutenzione dei veicoli elettrici e delle batterie e l’impulso che si darebbe all’ampliamento della rete delle stazioni di ricarica elettrica, fruibili anche da altri veicoli, ancorché pubbliche. Gli enti pubblici potrebbero beneficiare di un notevole ritorno di immagine come amministrazione moderna e sensibile alle tematiche ambientali e incentivare all’utilizzo dei mezzi pubblici, con ricadute positive sulla vivibilità delle città.

Ma la proposta non è, nella pratica, così semplice come sembra.

I costi
Bisogna considerare, prima di tutto, l’elevato costo degli autobus elettrici, sul quale pesa quasi per il 50% il costo della batteria. Semplificando, si può dire che esistono due diverse categorie di mezzi elettrici alimentati a batteria:

  • a lungo raggio, dotati di pacchi batteria più grandi per massimizzare l’autonomia, in termini di tempo/km percorsi. Questi autobus vengono ricaricati una o due volte al giorno a bassa potenza e il tempo per una ricarica completa può arrivare fino a 8 ore o più;
  • a ricarica fast, con pacchi batteria più piccoli in grado di ricaricare frequentemente e ad alta potenza. La ricarica è necessaria più volte al giorno e pertanto tali e-bus richiedono una rete di colonnine capillare e ragionata, ma potrebbero anche funzionare a tempo indeterminato, senza doversi fermare per una ricarica completa.

Sebbene l’aumento dell’interesse del mercato stia contribuendo a ridurre i prezzi dei mezzi, i costi rimangono ancora proibitivi. Verò è però che, d’altro canto, i costi operativi di alimentazione e di manutenzione possono ripagare piuttosto velocemente l’investimento effettuato.

Purtroppo, ad oggi, solo il 5,4% degli autobus pubblici in circolazione è a zero emissioni, nonostante la distanza tra i rispettivi costi d’acquisto si sia ridotta moltissimo: un elettrico costa 400 mila euro contro i 250 mila di un diesel.

Esperienze e proposte
I 2 Green Airport Bus di Malpensa, progetto realizzato da Arriva Italia in collaborazione con SEA, rappresentano la prima flotta di e-bus in servizio attivo che effettua il trasporto dei passeggeri tra i terminal dell’aeroporto e verso il punto di gestione delle merci aeree. Gli autobus sono dotati di un pacco batteria da 85 kWh e si ricaricano da una stazione di ricarica rapida da 300 kW e da postazioni per ricarica notturna mediante cavo in grado di caricare due autobus contemporaneamente a 30 kW, oppure un autobus a 60kW. Una prima esperienza in un ambito circoscritto che rappresenta comunque un esempio ed una sorta di sperimentazione.

La realtà però è che, oltre a poter contare sugli incentivi previsti dai diversi DL di epoca pandemica, la Pubblica Amministrazione non si trova in condizione di poter sostituire in blocco le intere flotte di mezzi pubblici. Potrebbe quindi acquistare soltanto pochi mezzi, mantenendo in circolazione autobus vecchi ed inquinanti, con scarso beneficio in termini globali per l’ambiente. Uno studio condotto da PTV Group e ANAV (Associazione Nazionale Autotrasporto Viaggiatori) prospetta una soluzione di graduale transizione: l’acquisto di autobus diesel Euro VI più economici garantirebbe una forte riduzione delle emissioni e lascererebbe più budget per rinnovare man mano la flotta esistente. Il passaggio diretto ad una flotta completamente elettrica è poco realistico, per cui l’Italia potrebbe seguire una politica di rinnovamento progressivo, ottimizzando intanto la qualità del servizio e la riduzione delle emissioni, senza superare i budget.

Fonti
https://www.motus-e.org/ – Autobus elettrici nel trasporto pubblico. Un vademecum.
https://www.autobusweb.com/  Bus a Malpensa da maggio entrano in servizio i bus elettrici
Repubblica – Un bus chiamato desiderio. E’ l’elettrico, che in Italia non passa mai
https://blog.ptvgroup.com/it – Trasporto sostenibile: gli autobus elettrici sono la risposta? di Veronica Baeli

Foto
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Heye Jensen – Tolu Olarewaju da Unsplash


Dal Ministero una spinta ecologica al trasporto scolastico

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Il Ministero dell’Ambiente ha stanziato 20 milioni di euro per progetti sperimentali relativi all’implementazione del servizio di trasporto scolastico con mezzi di trasporto ibridi o elettrici, per i bambini della scuola dell’infanzia statale e comunale e per gli alunni delle scuole statali del primo ciclo di istruzione. Secondo il bando, potranno essere finanziate, tra l’altro, le spese sostenute dai Comuni, con popolazione superiore a 50.000 abitanti e con livelli elevati di inquinamento atmosferico, per l’acquisto di nuovi mezzi di trasporto, di colonnine per la ricarica, di pensiline per le fermate lungo il percorso, per la realizzazione di App per l’organizzazione del servizio.

Le domande per l’ammissione ai finanziamenti dovranno essere presentate dai Comuni entro 120 giorni dalla pubblicazione del Decreto in Gazzetta Ufficiale.

minambiente.it

COGLIERE L’OCCASIONE
Si tratta di un’altra azione che punta nella direzione della mobilità sostenibile e, in particolare, nella promozione della mobilità elettrica, segno di un mercato, quello dell’attivazione delle colonnine elettriche, ormai prossimo ad uno sviluppo elevato. Un’indicazione, anzi un incentivo, soprattutto per il settore dei rifornimenti di carburanti, ad entrare nel nuovo business.


Ecobonus e altri incentivi per acquisto di auto elettriche

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Oltre 700 milioni di euro saranno erogati ai cittadini che sceglieranno la mobilità “green”, grazie agli incentivi distribuiti dal Ministero dello Sviluppo Economico.
Con l’incentivo si potrà acquistare un’auto M1, un motociclo L1 oppure un veicolo commerciale N1.

“Ai contributi già previsti dalla Legge di Bilancio 2019 e dai successivi DL Rilancio 2020 e DL Agosto 2020, si aggiungono ulteriori risorse stanziate per il fondo automotive con la Legge di Bilancio 2021. In particolare, i contributi concessi per le fasce di emissioni 0-20 g/km e 21-60 g/km sono rifinanziati con ulteriori 120 milioni di euro per tutto il 2021, portando l’ammontare odierno a 390 milioni di euro, essendo 270 milioni già stanziati. A queste risorse potranno aggiungersi i residui degli anni precedenti. Questa la suddivisione degli incentivi:
– 0-20 g/km: 6.000 euro con rottamazione e 4.000 senza rottamazione
– 21-60 g/km: 2.500 euro con rottamazione e 1.500 senza rottamazione

Alle medesime due fasce potranno aggiungersi 2.000 euro con rottamazione e 1.000 senza rottamazione fino al 31 dicembre 2021, ed in tal caso è anche previsto uno sconto praticato dal venditore pari ad almeno 2.000 euro o 1.000 euro a seconda che sia presente o meno la rottamazione”.

Se agli incentivi del MISE si sommano poi i contributi per la rottamazione e le iniziative a favore della mobilità sostenibile proposte da alcune Regioni, come ad esempio la Lombardia, si potrà quest’anno acquistare un veicolo “green” ad un prezzo davvero accessibile.

ecobonus.mise.gov.it


E' PRIMA 500: la nuova citycar elettrica FIAT

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Berlina, Cabrio e la sorprendente 3+1: è arrivata la prima auto elettrica nata in casa FIAT, con tanto di etichetta celebrativa che ricorderà come sia stata “La Prima”.
Dal 1957 ad oggi, l’auto iconica per eccellenza di Fiat si rinnova ancora una volta ed è proprio quella che si proietta verso il futuro della mobilità completamente ecosostenibile, con un design estremamente curato ed un equipaggiamento tecnologico avanzato.
Con colonnine fast charge, si ricarica in 5 minuti per percorrere 50 km, proponendosi come il veicolo ideale per muoversi in città.

 

https://www.fiat.it/mobilita-elettrica